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Missione

MANIFESTO COMITATO S.A.LE. FROSINONE

La  provincia di Frosinone ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro diverso e di comunione. La crisi attuale ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rimuovere quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento,di crescita  e di nuova progettualità.

 

Ma è la ragione oscurata dell’uomo a produrre queste conseguenze di crisi, non lo strumento di per sé stesso. Perciò non è  lo strumento a dover essere chiamato in causa ma l’uomo, la sua coscienza morale e la sua responsabilità personale e sociale. La dottrina sociale della Chiesa ritiene che possano essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di socialità, di solidarietà e di reciprocità,in tutte le sfere dell’agire umano e ,dunque, anche all’interno dell’attività economica e non soltanto fuori di essa o « dopo » di essa. La sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perchè umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente (Benedetto XVI- Caritas in Veritate).

 

E’ necessaria,alla luce dei principi enunciati nella citata enciclica, la verifica delle nostre scelte e dei nostri obiettivi, che sostanzialmente implica scegliere tra “l’essere di più” e “l’avere di più”. Mai deve vincere, in noi, solo l’avere di più. Poiché allora l’uomo può perdere la cosa più preziosa: la sua umanità, la sua coscienza, la sua dignità. Ognuno di noi trova nella sua vita una nuova “Westerplatte” (nel 1939 a Westerplatte di Danzica un gruppo di giovani soldati polacchi, combattendo contro l’invasore tedesco decisamente superiore per forze e mezzi bellici, affrontò la prova suprema offrendo una vittoriosa testimonianza di coraggio, di perseveranza e di fedeltà). C’è un ordine di verità e di valori che bisogna “mantenere” e “difendere”: dentro di sé e intorno a sé. Sì, difendere per sé e per gli altri. Infatti qualsiasi rivoluzione, grande o piccola che sia, ha necessariamente bisogno di un cambiamento delle mentalità e, prima ancora, dei cuori, appunto per vincere le eventuali resistenze alle novità.

 

Vogliamo raccogliere l’ appello di Papa Benedetto XVI affinché i cattolici impegnati nelle istituzioni e nel sociale si facciano classe dirigente attiva nell'affrontare la crisi economica e sociale. Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia. Di fronte agli enormi problemi dello sviluppo dei popoli che quasi ci spingono allo sconforto e alla resa, ci viene in aiuto la parola del Signore Gesu` Cristo che ci fa consapevoli: « Senza di me non potete far nulla » (Gv 15, 5).

 

Come persone impegnate nelle Associazioni rappresentative delle varie espressioni politiche,culturali, economiche e del sociale vogliamo cogliere i ripetuti appelli di Papa Benedetto XVI rivolti alla classe dirigente che ispira la sua azione agli orientamenti  della dottrina sociale della Chiesa, affinché a ........


livello personale e collettivo si rafforzi, rendendo visibile il proprio impegno in favore della rinascita morale, economico e sociale italiana”.

 

Per questo abbiamo inteso promuovere la Costituzione nel frusinate,del “ COMITATO SVILUPPO ASSOCIAZIONISMO LAICALE S.A.LE.” che registra, quali soci fondatori : Acli, Ail, Associazione Club in Italia onlus, Associaziazione verso la Banca del Sociale, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere di Roma e Lazio, Unione Confraternite Lazio, Confartigianato, Confcooperative, Cespi, Fondazione Etica ed Economia, Istituto di cultura Giovanni Paolo II, La Regola, d’Oro, Movimento Cristiano Lavoratori, Pastorale Regionale del lavoro del Lazio e con il patrocinio della UCID, ma che si qualifica come struttura aperta ai contributi di chi condivide e dunque è disposto a sottoscrivere questo Manifesto ed ispira il proprio agire personale e collettivo ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa

La scelta della  partecipazione democratica supera la visione conflittuale, senza eliminare la dialettica degli interessi, dettata da ragioni sociali, economico-produttive, istituzionali e politiche. E’ il lavorare assieme, attraverso relazioni sociali a forte contenuto partecipativo, di cui il sistema Paese ha bisogno, ad ogni livello, per la ripresa del suo sviluppo. Nella gravità della crisi valoriale ed economica, la coesione può svolgere un ruolo propulsore per lo sviluppo della politica, dell’economia e del sociale. È necessario intervenire sul territorio attraverso l’azione concertata, al fine di superare il risultato di una cultura che spesso viene nascosta dai fragori del populismo, della demagogia o di altre visioni che non hanno interesse a che il senso di responsabilità e l'impegno collettivo siano ingredienti essenziali della nostra democrazia, che si alimenta soltanto in un sistema valoriale sano. Sempre più sentita è la necessità di percorrere vie negoziali nuove e di integrare ed aggiornare quelle esistenti; lavorare congiuntamente per perfezionare azioni di contesto, finalizzate allo sviluppo locale. Bisogna puntare sugli accordi, territoriali,per legare maggiormente il benessere del luogo al benessere di ciascuno. Promuovere altri tavoli di confronto per migliorare lo status della collettività. Le riforme, auspicate, del fisco e delle politiche sociali,  con l'introduzione dei livelli essenziali dei diritti sociali, non possono prescindere da un'efficace azione locale, che parta dal territorio e che si sviluppi tramite i processi di concertazione con la Regione, la Provincia ed i Comuni, per affermare la piena soggettività giuridica della famiglia,quale società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Ciò significa, in una rinnovata visione, ideare un progetto di lavoro che riesca ad attivare creatività, cultura, competenze, motivazioni, capacità negoziale, forti e credibili relazioni con Enti ed Istituzioni del nostro territorio. Serve partecipazione e corresponsabilità, abbandono dell'antagonismo, per ricercare soluzioni condivise e proporzionate alle complesse esigenze del  territorio provinciale. Consapevolezza, responsabilità, rappresentanza, protagonismo e rivendicazione  consentono alle parti di liberare strategie operative per soluzioni vantaggiose del welfare territoriale e contrattuale, dei servizi pubblici, delle politiche fiscali e tariffarie, delle politiche........


socio-familiari, di contrasto alla povertà,  della non-autosufficienza, della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, delle politiche abitative, delle politiche per il lavoro,  per lo sviluppo e per l’occupazione, soprattutto di donne e giovani, della formazione, del rilancio degli investimenti con la fiscalità di vantaggio, per le infrastrutture e per la logistica. Promuovere responsabilità e solidarietà, attraverso l’azione comune su specifici progetti, allargare la cooperazione anche con altre espressioni organizzate della società civile, l’associazionismo, gli enti, il volontariato, il terzo settore, mediante l’approccio bottom-up -a partire  dal principio di sussidiarietà che riconosciamo centrale e alla base del nostro agire -, costruisce coesione contro la frammentazione sociale ed è sintomo di una umanizzazione che si configura come antitodo ai gravi processi di alienazione sul lavoro e nella vita sociale dei quartieri e delle città. Passando attraverso la coerente lettura antropologica dei bisogni della comunità, si diviene artefici di una nuova progettualità sociale ed operatori di marketing territoriale, con la consapevolezza che il baricentro di ogni forma di sviluppo industriale, sociale, culturale ed umano è localizzato nel focus del territorio. L’impulso endogeno, il localismo e le iniziative di prossimità all’interno della Provincia consentiranno il superamento dei confini per la conquista di nuovi orizzonti, nella moderna prospettiva della globalizzazione.  Interveniamo per costruire  una società a pluralismo convergente, dove il dialogo ed il confronto costruttivo e propositivo hanno piena cittadinanza .

 

Riproporre e riattualizzare il pro­filo profetico che qualifica la dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum di Leone XIII alla Gaudium et spes, dal Concilio ecumenico Vaticano II, alla Populorum progressio di Paolo VI, alla Centesimus annus di Giovanni Paolo II, fino all’ultima enciclica di papa Benedetto XVI “Caritas in Veritate”, è il compito che ci attende.

 

In particolare, è opportuno sottolineare la  spinta propulsiva recata dalla promulgazione della lettera enciclica Caritas in Veritate sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità. In essa, il Papa invita infatti a un nuovo “slancio di pensiero” (cf. n. 53) e a una “nuova sintesi umanistica” (n. 21), che ci mettano in grado di affrontare con speranza e realismo le ingenti sfide con le quali il nostro tempo c’interpella. Affinché ciò si realizzi, Benedetto XVI sollecita a impegnarsi “per far interagire i diversi livelli del sapere umano” (n. 30), in quanto “l’eccessiva settorialità del sapere, la chiusura delle scienze umane alla metafisica, le difficoltà del dialogo tra le scienze e la teologia sono di danno non solo allo sviluppo del sapere ma anche allo sviluppo dei popoli” (n. 31). In realtà – egli precisa – “il sapere non è mai solo opera dell’intelligenza (...) ma se vuole essere sapienza capace di orientare l’uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi, deve essere ‘condito’ con il ‘sale’della carità” (n. 30).

 

Il sottosviluppo ha una causa ancora più importante della carenza di pensiero: è la mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli. La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli.


Amare, come insegna il Papa, è fare ciò che è giusto e anche di più. “La giustizia è inseparabile dalla carità, intrinseca ad essa (…) la misura minima di essa (…). La carità esige la giustizia (…) supera la giustizia e la completa nella logica del dono e del perdono. La città dell’uomo non è promossa solo da rapporti di diritti e doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione” (Caritas in Veritate, 6)

 

Infine “solo se abbiamo Dio nel cuore, siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una sfaccettatura dell’infinito mistero dell’essere umano” (Benedetto XVI)

 

La maggiore forza a servizio dello sviluppo è quindi un umanesimo cristiano, che ravvivi la carità e si faccia guidare dalla verità, accogliendo l’una e l’altra come dono permanente di Dio. La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e gioioso.

 

 

L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano.

 

Solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento

alle dimensioni culturale, sociale, economica e, in particolare, politica, l’uomo potrà realizzare compiutamente il bene proprio e quello degli altri, rendendosi artefice concretamente dello stato di felicità personale e comunitario .  La dottrina sociale della Chiesa è nata,anche, per rivendicare questo « statuto di cittadinanza » della religione cristiana.

 

Occorre dare vita ad un circolo virtuoso. Difatti  avvertiamo che la fede non viene più concepita e vissuta  come un percorso di conoscenza di una realtà presente, e questo ci rende deboli e confusi come tutti. Constatiamo che  la vita pubblica si impoverisce di motivazioni e senso di responsabilità e la politica,privata dei congeniali slanci ideali, assume un volto opprimente e aggressivo. La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, e questo vale anche per la ragione politica, che  deve essere ispirata e mettersi al servizio esclusivamente del bene comune. A sua volta, la religione ha sempre bisogno di venire purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano. La rottura di questo dialogo comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell’umanità.

 

La pienezza dello Spirito e dei doni è nella Chiesa, non nel singolo credente.

 

Se infatti noi amiamo l’unità e ci teniamo uniti ad essa, quello che ognuno in essa ha, o fa, è anche nostro, lo facciamo anche noi. Apparteniamo infatti a quel corpo che è povero e che si prende cura dei poveri e deboli. “bandisci l’invidia – diceva sant’Agostino – e sarà tuo ciò che è mio, e se io bandisco l’invidia sarà mio ciò che possiedi tu”.


La conseguenza di ciò  è che dobbiamo bandire l’animosità , sostituendo ad essa la reciproca stima e gioia per il bene che Dio compie attraverso gli altri. “Cessiamo dunque – esortava l’Apostolo in una situazione simile alla nostra crisi attuale – dal giudicarci gli uni gli altri… Diamoci piuttosto alle opere della pace e della edificazione vincendevole” (Rm 14,13.19)

 

 Lo spirito che ci anima deve essere il medesimo che ritroviamo  nelle parole stesse dell’Apostolo nella sua Lettera ai Romani: ‘‘La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda’’ (12, 9-10).

 

Intendiamo, pertanto essere uniti e solidali nella testimonianza della verità ,per affermare e far prevalere i principi ,che ,nel pieno rispetto dell’Altro,il cui valore assume pregnanza assoluta, in quanto il confronto con lo stesso, ci permette di purificarci e raffinare  le idee  di cui siamo portatori, per dare il nostro contributo alla costruzione del bene personale, sociale ,economico e politico.

 

Profondamente convinti che a differenza di quella naturale, la storia umana è fatta dagli uomini, per cui non esistono situazioni ineluttabili , e dunque  il cambiamento,o meglio il miglioramento continuo delle condizioni di vita degli uomini, sia materiali che immateriali, è sempre possibile,e dipende  da noi e dal nostro modo di essere e di vivere, e  nel profondo convincimento che la società visibile , per cambiare abbisogna della trasformazione della società invisibile, e ,dunque, della vita interiore,crediamo nell’efficacia dell’azione educativa per allargare gli orizzonti dei cuori, delle anime e delle intelligenze degli uomini e, al contempo, nella necessità di intervenire in prima persona,con il metodo della condivisione e della unità, per contrastare e sconfiggere situazioni di ingiustizia e di soprusi apparenti ,sotterranei  e striscianti che calpestano la dignità dell’uomo,nel mondo della politica, della economia e del lavoro, per vivere una autentica comunione e realizzare una “eudaimonia”, fioritura di virtù, che consentano all’uomo di vivere e diffondere la felicità.   

 

Su questi temi svilupperemo documenti, iniziative ed azioni educative ed operative valorizzando le sensibilità che caratterizzano ciascuna delle aderenti associazioni con il beneficio del sovrappiù che deriva dalla forza della comunione e della sussidiarietà.

 

Frosinone, 29 luglio 2011,festa di Santa Marta Vergine

 

UT UNUM SINT         

 

Acli, Ail, Associazione Club in Italia onlus, Associaziazione verso la Banca del Sociale, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere di Roma e Lazio, Unione Confraternite Lazio, Confartigianato, Confcooperative, Cespi, Fondazione Etica ed Economia, Istituto di cultura Giovanni Paolo II, La Regola, d’Oro, Movimento Cristiano Lavoratori, Pastorale Regionale del lavoro del Lazio e con il patrocinio della UCID.

 

 

 

 

Aderenti al Comitato

Locandina CSC




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