Company Logo

Think In

thinkin-cart2

Intervento Assessore Regione Lazio Dott.ssa Rita Visini 2016-01-29 Festival Dottrina sociale Frosinone

INTERVENTO AL FESTIVAL DELLA DOTTRINA SOCIALE

DELLA PROVINCIA DI FROSINONE

 

FROSINONE 29 GENNAIO 2016

 

 

Sono contenta di portare per il secondo anno consecutivo il saluto ufficiale della Regione Lazio a questo Festival e a tutti voi. Sono contenta perché questo appuntamento è ormai diventato un vero e proprio patrimonio per il nostro territorio, un’occasione ricca per fare cultura, per creare confronto, per generare incontro e scambio di idee e di buone prassi. È per questo che la Regione è lieta di sostenere questo Festival: c’è in agguato sempre di più il rischio di staccare la corrente al pensiero libero. Massificazione, populismo, integralismo, sono rischi concreti: spazi come questo Festival sono ossigeno per le nostre comunità, che per vivere hanno bisogno di sperimentare il confronto sociale e culturale. Grazie, allora, a tutti gli amici del Festival.

Permettetemi anche di aggiungere un’altra considerazione, che faccio da cristiana impegnata in politica, prima ancora che da rappresentante delle istituzioni. Il valore aggiunto di questa esperienza, dobbiamo dirlo apertamente, è proprio il suo contenuto. E’ proprio quel patrimonio inestimabile che è la Dottrina sociale della Chiesa, un patrimonio vivo di libertà, di verità e di giustizia per l’uomo, a prescindere dalle fedi, dai credi religiosi, dalle appartenenze culturali e politiche. La Dottrina sociale è una rotta chiara per orientarci verso un mondo più giusto: una rotta impegnativa ma aperta a tutti, che, come cristiani, dobbiamo condividere e diffondere il più possibile.

In particolare, dobbiamo impegnarci a farlo in questo anno giubilare. Il tema della misericordia e della sua valenza sociale è al centro dell’edizione di quest’anno.

E’ un tema fondamentale, perché mai come questa volta il Giubileo ha una chiarissima vocazione sociale, oltre che spirituale. Questa grandiosa intuizione di papa Francesco ci sta consentendo di riscoprire il valore profondo della tradizione del Giubileo, quella che viene dalle Scritture, quella di un anno di debiti condonati, di beni redistribuiti, di schiavi liberati. Un tempo innanzitutto di giustizia, dunque.

Una giustizia, ci ricorda il papa, mossa dalla misericordia. Una misericordia, ci ricorda la Evangelii Gaudium, che non è compiere qualche atto sporadico di generosità, una elemosina ogni tanto, giusto per lavarci la coscienza. Misericordia è fedeltà al Vangelo, è una mentalità nuova rispetto al proprio modo di pensare se stessi e la propria comunità. I gesti di misericordia diventano gesti di solidarietà, dice ancora Evangelii Gaudium, e “si fanno carne”, assumono carattere di continuità, e quindi, dice testualmente il magistero, aprono la strada e restano possibili le trasformazioni strutturali.

Sappiamo bene che la Dottrina sociale non è pensata solo per orientarci nel quotidiano, nelle piccole cose: ha l’ambizione, attraverso i cambiamenti del quotidiano, di generare cambiamenti radicali, capaci di distruggere le cosiddette strutture di peccato.

Ecco perché questo tempo giubilare è davvero fondamentale. Le sfide che abbiamo davanti il papa le ha definite con chiarezza: la sfida della pace e della riconciliazione, contro la “terza guerra mondiale a pezzi”; la sfida della salvaguardia del creato, e di un uomo capace di abitare la casa comune nel rispetto di tutti; la sfida di un’economia solidale e sostenibile, contro quella che Francesco chiama “economia che uccide”.

Io faccio da quasi tre anni l’assessore alle politiche sociali, e l’economia che uccide ho visto bene cos’è. E’ l’economia virtuale che ingrassa alcuni e che emargina tutti gli altri, che scarta famiglie intere, anziani, giovani, disoccupati, disabili.

Davanti a questo disastro non solo economico ma antropologico le formazioni sociali fanno sempre più fatica. A partire dalle famiglie. Pensate al populismo dilagante di questi mesi, sul tema dei poveri e dei migranti. I rapporti sociali, la rete delle relazioni, la tenuta stessa delle comunità sono a rischio di diventare sempre più disgregate e atomizzate. C’è chi vuole farci avere paura degli altri per renderci più poveri e più soli, e più poveri proprio perché più soli.

Il dramma del lavoro che manca, in particolare per i più giovani, è tutto qua: è un dramma della solitudine, perché finisce per isolare i nostri ragazzi, per renderli incapaci di cominciare una vita adulta, indipendente, di fare scelte di autonomia.

Le istituzioni devono partire da qui. Io ci credo molto, ci crede molto la Regione Lazio, ed è per questo che ci stiamo impegnando in politiche di attenzione e sostegno alle persone più fragili, ai territori, alla salvaguardia dell’ambiente, all’investimento sulla salute nonostante il deficit spaventoso che abbiamo ereditato. Il tutto puntando sull’integrità della persona e sul metterla al centro prima di ogni cosa, nella sua individualità e nel suo essere cuore di relazioni, parte essenziale di comunità che danno vita ai nostri territori.

Continueremo a puntare su questo: rendere le nostre comunità più giuste e inclusive, più “misericordiose”, nel senso di essere capaci di dare a tutti l’opportunità di superare le proprie fragilità per diventare parte attiva della costruzione del bene comune. E’ lo spirito del nostro progetto di riforma del welfare, è lo spirito dei bandi per l’inclusione sociale con i quali in questi anni abbiamo finanziato complessivamente con 16 milioni 437 progetti di inclusione sociale, di innovazione, di impresa sociale e che quest’anno riproporremo. Perché abbiamo l’ambizione di combattere il disagio e l’emarginazione sociale non semplicemente facendo assistenza, ma dando alle persone e alle comunità gli strumenti per costruire spazi di aggregazione e di cultura e occasioni di lavoro e sviluppo economico, ovvero tutti quegli strumenti che permettono alle persone più fragili di ritrovare autonomia e dignità e di uscire definitivamente dalla condizione di disagio.

Questo lavoro di coinvolgimento effettivo di tutte le persone, in particolare delle persone ai margini nella vita sociale, economica e politica delle nostre comunità non è poi soltanto un diritto-dovere delle persone, ma un diritto-dovere delle comunità. E dico un diritto perché una comunità che non accoglie e stimola il contributo di tutte le persone non è solo una comunità ingiusta: è anche una comunità più povera, più isolata, più sterile, perché si rassegna a perdere idee, valori, azioni di una propria componente.

Ecco quindi che torniamo al punto centrale: non c’è misericordia senza solidarietà, non c’è solidarietà senza giustizia, e senza giustizia non c’è bene comune.

Continuiamo il nostro impegno per costruire una città dell’uomo che sia più misericordiosa, più solidale, più giusta, capace di condividere il bene.

 

Aderenti al Comitato

Locandina CSC




Copyright by Comitato Sale. Powered by GraficaZeta®.

Per offrirti la migliore esperienza di navigazione www.comitatosale.it utilizza i cookies.